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19 Luglio - 9:13
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Quando il gioco si fa duro…
Il PalaPoli è pronto ad accogliere la quotata Città di Castello
Pallavolo Molfetta: “Iniziamo col botto”. Non ha tutti i torti Francesco Mattioli, che recitava queste testuali parole qualche giorno fa. La Gherardi SVI Città di Castello è una corazzata vera e propria, non c’è altro modo di definirla. Certo, parliamo di serie A, ma il team allestito da coach Andrea Radici e dal presidente Joan Arveno è il primo vero ostacolo che si frappone fra la Nuova Pallavolo Molfetta e la salvezza. Non stiamo parlando di un match qualunque: i curricula dei nostri avversari sono eloquenti. Fare punti, questo è il nostro chiodo fisso, non lasciare nulla al caso, sorprendere sul campo, giocarcela con freddezza, senza farci intimorire.
Alla corte di Radici tanti sono i nomi ben noti agli appassionati di volley, partendo dalla coppia di schiacciatori Simone Rosalba e Leondino Giombini. Il primo ha alle spalle 19 stagioni in serie A e 4752 punti totali racimolati, senza trascurare il titolo di miglior giocatore, nel 2005, nella Coppa Italia di A1; il secondo, classe ’75, vanta 18 stagioni in A1 e 3 in A2, 6467 punti conseguiti in serie A, e tutto il realizzabile: World League, Supercoppa Europea, Coppa CEV, Coppa dei Campioni.
Non finisce qui. Città di Castello annovera, fra i suoi atleti, il ventinovenne finlandese Jukka Lehtonen, centrale, vera sorpresa di mercato, perché proveniente dalla Lega Finlandese, dalla quale riceve perfino il riconoscimento come miglior muro della massima categoria, nel 2007 e nel 2008, insomma, un osso duro. Al comparto centrali si aggiungono anche il ventunenne Matteo Piano (dalle selezioni nazionali under 23 di Lega), Cristian Vigilante, un passato di 7 campionati di serie A, e infine Giovanni di Benedetto.
Oltre alla coppia Rosalba-Giombini, la schiera dei laterali si arricchisce di altri assi nella manica a disposizione di mister Radici. Sergio Noda Blanco, classe ’87, è uno di quelli che tanto farà parlare di sé: cubano di nascita, è al terzo anno consecutivo nella serie A italiana (due a Santa Croce e quest’ultimo a Città di Castello). Stesso ruolo per Claudio Nardi, evergreen della pallavolo italiana, classe ’65, habitué della categoria, con 10 stagioni all’attivo, fra A1 e A2, e Alessandro Dordei, ventiduenne romano, reduce dall’esperienza sarda a Sant’Antioco.
La regia dell’organico è affidata agli esperti Marco Visentin, una vita sui parquet nazionali, fra Treviso e Loreto (A1 e A2), e Simone Marini, classe ’78, palleggiatore ormai noto al pubblico castellano. A completare l’organico, il libero Roberto Romiti.
Un inizio in salita può rappresentare uno svantaggio, ma anche un incentivo: a Molfetta non manca certo l’entusiasmo e la motivazione. Il fattore campo, inoltre, a questi livelli, incide e non poco sulle prestazioni individuali degli atleti. Il pubblico molfettese si farà sentire, ha fame di vittoria, e può davvero condizionare la riuscita del match. Il “settimo uomo in campo” dunque, non è solo una formula per infuocare gli animi di chi assiste allo spettacolo che domenica andrà in scena, ma è davvero il compito che spetta al pubblico biancorosso. Certo, non si dica che il compito non sia arduo, anzi, un’armata simile intimidisce e allarma, anche il pubblico. Ma, riprendendo le dichiarazioni di Francesco Mattioli, non esistono partite agevoli in serie A, ognuna ha la propria difficoltà e certo, Città di Castello ci riserverà le sue. E’ anche vero che quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare, e non c’è modo migliore di definire una circostanza analoga. E, in tema di motti, “chi ben comincia è a metà dell’opera”. Si cominci bene, dunque. E a partire da domenica.
Arianna Mastrofilippo-Domenico de Stena
Ufficio Stampa Pallavolo Molfetta
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