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Salento d'amare|
17 Maggio - 22:33
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Salento d'amare
La Salento d'amare va...in Fuorigioco
Riportiamo, di seguito, uno stralcio dell'intervista ad Alberto Di Mattia, pubblicata nell'ultimo numero del settimanale Fuorigioco. Domani pomeriggio, a Lecce, conferenza stampa congiunta del presidente della Salento d'amare Taviano, Donato Bruno, e del presidente del c.p. Fipav, Luigi Dell'Anna, per presentare il progetto "Premia i giovani" Alberto Di Mattia, "Taviano può crescere ancora" di Umberto Morigine Domenica prossima, fermo il calcio, le attenzioni dello sport locale sono puntate sulla Salento d’amare Taviano che ospita, al “William Ingrosso” il blasonato Cagliari. Ne parliamo con Alberto Di Mattia che, dopo l’esperienza in terra sarda, prova a confermare il Salento in serie A2. In attesa di crescere ancora…Come ti trovi? “Bene, sono abituato agli spostamenti e faccio presto ad ambientarmi. Più che altro, bisognerebbe capire come si trovano gli altri”. La tua Emilia è da sempre considerata la culla del volley, il Salento prova ad emergere: qual è il gap da recuperare? “ La differenza tra il Salento e l’Emilia non sta certo nel numero di squadre e nel movimento, ma nella qualità complessiva. Basti pensare, per esempio, che molti giocatori delle vostre squadre di B1 provengono da fuori, mentre da noi ciò non accade. Mi pare, poi, che gli allenatori siano pochi e molti di essi restano sintonizzati sul passato e poco proiettati sul futuro. Non a caso sento ancora parlare dell’Ugento degli anni “80 o della sconfitta di Taviano a Santa Croce quattro anni fa. Pochi si concentrano realmente sull’importanza del presente e questo è un errore. Da noi, alla Panini, tutto ciò che è passato è relegato nel museo della pallavolo, utile per rivangare splendidi momenti e nulla di più. Quanto all’organizzazione societaria, infine, da noi le squadre si strutturano, già dai campionati regionali, in maniera professionale, con uno staff medico e moderni sistemi di rilevazione e reggono meglio l’impatto con il salto di categoria”. Come si pone la Salento d’amare in questo contesto? “La mia attuale società in serie B era fantastica, sopra la media. Oggi dobbiamo adeguarci agli standard della serie A2 e stiamo lavorando in questa direzione, consapevoli che ogni elemento è importante e tutto deve funzionare alla perfezione; dalla presidenza, alla direzione sportiva, ai tecnici, a chi ci porta l’acqua sul campo. Taviano, però, ha le potenzialità per svilupparsi in maniera gigantesca. Dovrebbe strutturarsi nel territorio, entrando nelle piccole società che rappresentano fucine di giovani talenti”. Non è necessario, dunque, avere un settore giovanile in casa? “No, anche perché comporta costi molto elevati. Chi ti ha sorpreso di più in questo Taviano? “Lasciamo da parte Cherednik che è un’atleta d’altri tempi, con una tempra davvero eccezionale. Direi Guillermo Falasca per l’umiltà e la voglia di imparare che ostenta in questo suo primo approccio con il campionato italiano. Un tempo gli stranieri, e gli americani in particolare, venivano in Italia da giocatori affermati, con la convinzione di poter insegnarci la pallavolo; oggi la prospettiva è cambiata. Una parola la spenderei, poi, per Locanto che è di grandissimo aiuto ed una fonte perpetua d’idee nello spogliatoio. Quanto ai ragazzi salentini stanno mettendo in campo una grande disponibilità ed il desiderio di emergere, ma nessuno sembra essere realmente conscio della difficoltà del campionato. E’ il limite cui accennavo prima. Dobbiamo abituarci al confronto con il presente”. Cosa bisogna fare per raggiungere la salvezza? “Vincere, innanzitutto, gli scontri diretti, anche se è difficile individuare le squadre su cui fare la corsa. Molfetta, per esempio, è stata sottovalutata e le è bastato prendere un’atleta del calibro di Matheus per rendersi competitiva. Grottazzolina fa fatica, nonostante sia composta dagli stessi atleti che, negli anni passati, hanno centrato i play-off. Noi siamo più squadra e, per vincere, abbiamo bisogno di giocare tutti insieme e di puntare, con tutta la società, nella medesima direzione”. Domenica arriva il Cagliari: sarà una domenica di revival per te e l’inizio di un ciclo difficile…”Considero la Sardegna la mia seconda terra e vi ho passato due anni bellissimi. Nella prima stagione, reduci da un ripescaggio, abbiamo centrato i play-off, mentre il secondo è stato un po’ più travagliato. Oggi sono tra le squadre più forti dell’A2, ma noi, forti di caratteristiche che possono impensierire chiunque, proveremo a fare di necessità virtù. Adesso dovremo affrontare le compagini di maggior spessore e rimpiango un po’ quei punticini lasciati tra Bassano e Bolzano”. Perché un salentino, tifoso del calcio, dovrebbe venire a vedervi? “Per la stessa ragione per cui un modenese, che ha conquistato la serie A di calcio dopo 38 anni, corre sempre al palasport. Oggi rappresentiamo, noi ed il Lecce, la stessa terra, lo stesso sponsor. E poi abbiamo bisogno di un tifo che sostenga e creda in questa squadra. A volte mi pare che qualcuno ci guardi con sospetto e vorrei trasmettere ai salentini la grande fiducia che nutro in questo progetto. Bisogna prima crederci e poi scatta l’innamoramento”. Dalla Panini alla Salento d’amare, una carriera breve, ma piena di soddisfazioni: qual è il momento che ricordi con maggior piacere? “Pochi sanno che fui scelto per guidare la Nazionale italiana under 23, un gruppo composto da atleti nati tra il 1977 ed il 1980, di cui facevano parte i vari Cernic, Tencati e cipolla. Ebbi, poi, nel luglio del 1999 la grande opportunità di guidare la Nazionale maggiore in una partita di qualificazione a Cherkasi, in Ucraina. Un’emozione indescrivibile”.
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