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ISERNIA VOLLEY: intervista a coach Gatto|
17 Maggio - 22:33
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ISERNIA VOLLEY: intervista a coach Gatto
Il coach dell'Isernia fa il punto sul girone di andata della sua squadra
Da ieri pomeriggio l’Isernia Volley ha ripreso ad allenarsi in vista della prima giornata di ritorno del campionato Serie A2 TIM fissata per il 6 gennaio. Terminato il girone di andata è già tempo di bilanci…abbiamo fatto il punto della situazione chiacchierando con Alberto Gatto, tecnico della formazione molisana. Alberto Gatto si aspettava un campionato così equilibrato? All’inizio è sempre difficile rendersi conto dell’effettivo livello del Campionato, però già dalle prime partite si intravedeva un certo equilibrio. Attualmente è possibile individuare una fascia di squadre che sta al di sopra delle altre. Eppur vero che alle volte basta un non nulla per riuscire a fare risultato anche con le squadre di prima fascia. Come può capitare di sbagliare con quei sestetti ritenuti di valore inferiore. Siamo ormai al giro di boa, ci fa il punto sul girone di andata? Finora il Campionato dell’Isernia Volley è andato abbastanza bene. Il rammarico più grande è la sconfitta in casa con il Crema, quella gara ci fa mancare qualche punticino importante in classifica, che ci avrebbe dato maggiore tranquillità! Durante il mercato estivo l’Isernia ha fatto delle scommesse - posto che il campionato è ancora lungo – possiamo, comunque, affermare che alcune di quelle scommesse sono già risultate vincenti? Si, senza ombra di dubbio. Il discorso fatto con Alberico era quello di riconfermare gran parte del gruppo che aveva condotto l’Isernia alla conquista della Serie A. In tutta sincerità penso che non solo qualche scommessa è stata vinta, ma tutte sono già risultate vincenti: i riconfermati, ogni volta che se ne è avuta la necessità, si sono fatti trovare pronti e all’altezza della categoria. Uno su tutti è Vittorio Suglia, che per una serie di coincidenze si è trovato a dare un apporto maggiore rispetto ad altri; ma anche gli altri, che sono stati in campo meno di Vittorio, hanno risposto positivamente. Poi non dimentichiamo Scappaticcio, Maresca, Gatto e Pedone. Tutte le scommesse sono state vinte. I riconfermati della passata stagione - tutti atleti alla prima esperienza in Serie A2 - ogni volta che sono stati chiamati in causa hanno risposto positivamente. Secondo lei questo fattore può essere usato come metro per valutare positivamente l’operato di un allenatore? E nello specifico quanto si sente orgoglioso delle sue “creature”? Un allenatore a questi livelli fa una proposta di lavoro e quando servono dei piccoli interventi correttivi. La risposta positiva degli atleti alla loro prima esperienza in Serie A2 dipende dalla loro disponibilità al lavoro e dalle motivazioni. Questi ragazzi sono per me un motivo di orgoglio, che va al di là di quello che sarà il risultato finale. Mi ritengo soddisfatto che gran parte del gruppo vincente della passata stagione sia arrivato a questo punto dopo la promozione con l’Isernia Volley, grazie al lavoro svolto insieme già da qualche anno. Perché le gare più belle, anche al di là del risultato – è il caso della gara interna con il Cagliari - l’Isernia le ha giocate con formazioni sulla carta più forti e, invece, non è riuscita ad esprimere il proprio gioco con sestetti di pari valore? Dovendo fare un bilancio delle gare disputate finora le ritengo tutte abbastanza positive. Quella su cui avrei da ridire è la gara di Bergamo, dove abbiamo approcciato male alla partita. Vale la pena sottolineare che nell’arco di un Campionato, lungo e faticoso, partite negative ce ne possono essere e sicuramente ce ne saranno, a maggior ragione per una squadra che punta alla salvezza. In tutte le altre gare abbiamo risposto degnamente; la sconfitta interna con il Crema – diretta concorrente alla salvezza - non ci voleva. Forse anche in quella occasione la nostra prestazione è stata al di sotto dello standard abituale della squadra. Tuttavia, le prestazioni sono indipendenti dal valore dell’avversario; quello che chiedo sempre alla squadra non è il risultato (che quando arriva è sempre ben accetto…ci mancherebbe!!!), ma la prestazione, perché quand’anche dovesse arrivare un risultato negativo, una buona prestazione evita malumori e preoccupazioni. L’assenza di Scappaticcio inevitabilmente toglie qualcosa al gioco dell’Isernia (indipendentemente dalla prestazione del giovane Libraro: Mario non è un giocatore che si sostituisce facilmente!); su cosa bisogna agire per colmare tale handicap nell’attesa del suo rientro? L’assenza del primo palleggiatore in ogni caso si fa sentire, indipendentemente dalle qualità tecniche dei due giocatori. Antonio Libraro è un alzatore di indiscusse qualità tecniche, in questo momento va a incidere il lavoro fatto dalla preparazione ad oggi, che vedeva Mario Scappaticcio come ispiratore principale delle nostre giocate. Parliamo di due registi con caratteristiche diverse, quindi, un periodo di adattamento è fisiologico. Per poter “colmare” la difficoltà (ribadisco che hanno caratteristiche differenti, quindi, il termine colmare è improprio) c’è bisogno di tempo, di lavoro in palestra e, di conseguenza, un maggiore affiatamento con gli schiacciatori, perché Antonio serve una palla diversa. La speranza è che tale affiatamento venga raggiunto nel più breve tempo possibile, in attesa del ritorno di Mario che ci auguriamo avvenga al più presto. Nel frattempo, comunque, ci stiamo muovendo sul mercato perché la presenza di un secondo alzatore è importante anche, e soprattutto, in allenamento. Infortuni a parte, qual è la cosa più difficile da gestire in questa stagione rispetto alle precedenti? Gli infortuni fanno parte del gioco e di qualunque stagione agonistica e vanno messi in preventivo, al momento la cosa più difficile da gestire è la panchina. Si torna al discorso dei riconfermati: giocatori che erano abituati a stare in campo costantemente e a stare in panchina poco, con il salto di categoria e con i rinforzi apportati, per alcuni di loro c’è stata un’inversione dal campo alla panchina. Non sempre la panchina viene accettata, e giustamente, in maniera positiva da un giocatore. Ecco…in qualche momento per me è stato difficile far capire che un po’ di panchina in più questo anno ci sarebbe stata e che deve essere accettata, non passivamente, ma con tranquillità. Fino a questo momento tutti hanno avuto la possibilità – chi più, chi meno – di scendere in campo e di dimostrare di essere all’altezza della situazione; fermo restando alcune scelte – che avendo una rosa di 12 giocatori – sono obbligate, scelte che però in ogni caso sono finalizzate al raggiungimento di un positivo risultato per la squadra e che, quindi, vanno al di là delle esigenze dei singoli. Alberto Gatto – almeno da quello che traspare dal campo – è una persona tranquilla, diplomatica, che non si scompone…ma c’è qualcosa che le fa “perdere le staffe”? Avere un atteggiamento di tranquillità durante la partita è indispensabile. La pallavolo è uno sport che richiede parecchia attenzione, concentrazione e aggressività mentale da parte dei giocatori; se l’allenatore dal bordo del campo trasmette nervosismo la squadra ne risente e perde di lucidità, con le inevitabili conseguenze sul gioco. Come tutti ci sono delle cose che mi fanno perdere le staffe, la differenza è nella reazione! Anna Palermo Area Comunicazioni ISERNIA VOLLEY press@iserniavolley.it |